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Balistoides Conspicillum

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Balistoides Conspicillum

Il Pesce balestra pagliaccio ( Balistoides conspicillum - Bloch & Schneider, 1801 ) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, ai Tetraodontiformes, un ordine antico di 40 milioni di anni con circa 360 specie fra cui i famosi pesci palla, ed alla famiglia dei Balistidae, noti come pesci balestra o pesci grilletto.

Il nome del genere “Balistoides” viene dal latino “balista” = balestra, la stessa radice del genere Balistese da “-oides”, il suffisso usato nell’antica Grecia per dire “simile a”. Insomma è un pesce simile a quelli appartenenti al genere Balistes.

Il nome della specie “conspicillum” viene dal latino conspicio = guardare, con riferimento al fatto che, visto di fronte, sembra che porti un paio d’occhiali a pinzetta bianchi.

Zoogeografia
E’ di casa nelle acque tropicali dell’Indo-Pacifico.
Lo troviamo, a titolo indicativo, lungo tutta la costa africana, dal Sud Africa alla Somalia e lo Yemen, nel Madagascar, alle isole Seychelles, Mauritius, Riunione, Maldive, in India, Sri Lanka, Isola di Natale, Tailandia, Malesia, Australia, Indonesia, Micronesia, Nuova Guinea, Nuova Caledonia, Filippine, Taiwan e la Cina fino al sud del Giappone. Ad est ha colonizzato le Fiji, Kiribati, Samoa e le Tonga. A sud raggiunge l’isola di Lord Howe.


Ecologia-Habitat
Vive nelle formazioni coralline, principalmente sui costoni, fin verso i 70 m di profondità, ed è talora presente anche nelle acque salmastre.

Morfofisiologia
Il Pesce balestra pagliaccio può raggiungere i 50 cm, ma supera di rado i 35 cm. La crescita è infatti molto rapida all’inizio, ma poi rallenta e per raggiungere misure ragguardevoli occorre un decennio. Il corpo è relativamente piatto, ovale e davvero inconfondibile.
La prima pinna dorsale, il grilletto, reca 3 spine. Quella anteriore è più grande e come in tutti i pesci balestra può essere bloccata in posizione verticale per ferire la bocca o lo stomaco dei predatori. Una volta aperta, può inoltre servire per dormire sogni tranquilli in una cavità dall’ingresso più piccolo, sicuri di non essere portati via dalle correnti.
La seconda pinna dorsale è totalmente inerme, con 25-27 raggi, come del resto l’anale, molto simile, che reca 21-27 raggi. Le corte pinne ventrali sono ridotte ad una spina e le pettorali mostrano 14-15 raggi molli. La pinna caudale è leggermente arrotondata.

Come si addice ad un Balistidae il corpo è protetto da un’armatura di squame ossee con vari tubercoli e spine, in questo caso modeste, allineate in due file sul peduncolo caudale. La bocca, relativamente piccola, ha denti robusti per rompere i gusci dei molluschi e le corazze dei crostacei.

Solitario e territoriale, è già raro, ed andrebbe protetto anche fuori dalle riserve!

Il colore di fondo può variare dal marrone al blu-nero. La metà inferiore del corpo reca le caratteristiche macchie bianche tondeggianti che gli hanno valso il nome di pagliaccio, per non parlare del muso giallo-arancione orlato di nero e di bianco, del mantello dorsale con macchiette e disegni scuri su un fondo crema, e della pinna caudale, prima maculata, poi bianca e poi nera col bordo blu.
Sotto gli occhi si nota, piegata come se posasse su un naso, una banda chiara che ricorda la montatura degli occhiali a pinzetta, di moda nel 1801 quando Bloch & Schneider descrissero la specie.

Etologia-Biologia Riproduttiva
Il pesce balestra pagliaccio è molto territoriale e vive isolato, nutrendosi d’animali bentonici: granchi e gamberetti, ricci di mare, molluschi ed ascidie.
Per riprodursi costruisce un nido nella sabbia corallina dove vengono deposte le uova, e pare che la femmina monti la guardia.
Non si è mai riprodotto in cattività, dove peraltro vive benissimo in acquari di taglia adeguata.

Bello com’è, guardandolo, a nessuno verrebbe in mente di mangiarlo, eppure le popolazioni locali lo consumano regolarmente quando incappa nelle reti, incuranti dei numerosi rapporti d’avvelenamento per ciguatera.

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